Gli dèi di un momento

Fackenheim, non quello di Tiqqun, bensì quello della Presenza di Dio nella storia (è lo stesso ma con qualche variante), cita l’espressione di Buber (sempre molto, troppo, criticato) che fa da titolo (si trova in Between Man and Man, 1955, p. 15). È la nostra situazione: siamo noi a considerarci dèi di un istante, per qualche minuto, mai per troppo tempo. Peggio sarebbe considerare Dio stesso cosa di un momento, immaginarlo in corrispondenza puntuale e discreta con ogni avvenimento che accade sulla terra, sempre in procinto di intervenire su nostra richiesta.
Fackenheim sottolinea la contraddizione tra un Dio che rivelandosi in un momento particolare e puntuale della Storia, in realtà non può sottrarsi alla necessità di essere considerato come Dio di tutta la Storia.

Un Dio presente in un momento storico non sarebbe «unico potere» se fosse confinato a quel momento. Colui che combatté al mar Rosso per Israele non sarebbe «creatore del mondo» se, avendo combattuto una volta, non potesse farlo più. […] la presenza divina si verifica dentro la storia, non come suo compimento o trasfigurazione.

Per i cristiani questo è molto difficile da accettare. Sant’Agostino, con le due città, non dice proprio la stessa cosa, risentendo più di quanto normalmente si voglia ammettere, di una gnosi dualista, secondo la quale l’intervento provvidenziale indica sì l’intenzione divina di usare la natura e l’uomo nella Storia, ma rimanendo sostanzialmente esterno e lontano da essa.
È qui che stiamo sostando, come su un piede solo e forse dovremmo appoggiarci, spalla a spalla, con il pensiero di Fackenheim.

In libreria «Tiqqun - Riparare il mondo» di Emil L. Fackenheim. Per i tipi delle edizioni Medusa

Quando l’Altro mi uccide

Al posto di Dio

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In ricordo di Rienzo Colla

Correggendo le bozze del libro di Fabrice Hadjadj, «La profondità dei sessi. Per una mistica della carne»

Post scriptum

Hitler cattocomunista

La vita è una buona cosa e per di più è un dono